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OLISMO

Il termine Olismo è ormai entrato nell’uso ed il suo significato è noto a molti sebbene forse non tutti ne conoscano l’origine etimologica.
Olismo deriva dalla parola greca olos che significa tutto, intero. Questo termine però non va confuso con l’altra parola greca pan, che anch’essa significa tutto, ma inteso come insieme di parti ben distinte tra loro.
È questa una differenza importante, in quanto ne consegue che Olismo è la tendenza che ha la natura a raggruppare e mettere in relazione parti, corpi ecc. allo scopo di ottenere non un semplice assemblaggio di elementi, ma una “totalità”, un “intero” con caratteristiche proprie, autonome e distinte da quelle dei componenti stessi.
L’uomo, inteso quindi come insieme di organismi e cellule, è la totalità più importante esistente in natura (gli stessi organismi e cellule presi separatamente non avrebbero lo stesso significato che hanno insieme).
Osservando l’individuo nella sua interezza, l’Olismo supera la divisione fra corpo e mente, tra sfera fisica e psiche. Tutto viene raggruppato nella “Personalità Umana” (l’intero), all’interno della quale le parti sono in relazione e si influenzano reciprocamente.
Non si tratta però di una nuova visione. In realtà fin dai tempi antichi i “guaritori” affrontavano le situazioni di malessere ricorrendo sia a piante, rimedi o interventi chirurgici, sia a tecniche di suggestione o ipnosi e quindi avendo riguardo all’insieme delle parti che costituiscono l’essere umano.

Nella società attuale, troppo spesso si corre il rischio di bollare come nemico da combattere immediatamente e con tutti i mezzi, un disturbo che magari nasce fisiologicamente da noi stessi. Questo perché si ha normalmente la tendenza a considerare i vari malesseri come qualcosa di esterno alla persona che li accusa.
In realtà il disturbo è un alleato. È lo strumento che il corpo utilizza per segnalare un particolare momento esistenziale dell’individuo, che non ha trovato altro modo di manifestarsi all’esterno.
Ecco allora che il disturbo ha il compito “scomodo” di presentare o rendere familiare una situazione sottovalutata o non accettata. Esso costringe a porsi delle domande e quindi a prendere decisioni, chiaramente provocando e “disturbando” la propria ambita stabilità. Spesso si resta troppo legati al sintomo e lo si mette sullo stesso piano del malessere. Ma se si vuol capire ciò che il sintomo vuole indicare è necessario togliere lo sguardo da esso e concentrare l’attenzione più in profondità.
Disturbi e malesseri hanno il compito di far guarire, arricchendo, di contro, di quel qualcosa che mancava!
Quando parla il corpo esso non mente mai e tutti sono in grado di comprenderne intuitivamente il linguaggio, poiché parla l’antichissima lingua dei simboli.
L'interpretazione in chiave simbolica, psicosomatica, delle malattie consente di integrarne il messaggio profondo a livello della coscienza. In questo modo si può eliminare la vera causa di un disagio ed il corpo può guarire. Viceversa se si elimina solo l'effetto di uno squilibrio interiore, cioè il sintomo, questo è destinato a ripresentarsi nello stesso organo o in un altro situato più in profondità (vicariazione regressiva).
Per interpretare correttamente un sintomo è necessaria una visione distaccata ed esterna. Non va dimenticato, infatti, che il contenuto che esso trasporta è già stato rifiutato dalla coscienza, altrimenti non si sarebbe reso necessario per il corpo il manifestarlo. Una volta integratone completamente il contenuto conflittuale, qualsiasi malattia è in grado di guarire, ed il corpo ritorna al suo equilibrio abituale.
È interessante notare che qualsiasi interpretazione data ad un paziente e da questi accettata di buon grado, o non è corretta o è troppo superficiale! L'interpretazione corretta è relativa ad un aspetto di sé che il paziente non vede, che tenderà quindi a negare più o meno aspramente qualora gli si presenti davanti (così come tenderà ad essere particolarmente irritato da quelle persone che lo manifestano apertamente nella propria vita: meccanismo dello specchio).
Per riuscire a interpretare i propri sintomi ci si deve chiedere: che cosa fanno fare (che in condizioni normali non si farebbe) e che cosa impediscono di fare (che in condizioni normali si farebbe). In questo modo si trova la finalità e dunque il messaggio.



NaturaOlistica.it si prefigge lo scopo di suggerire un percorso verso il benessere tramite la Natura e cioè migliorare disturbi e disfunzioni esclusivamente attraverso l’immenso patrimonio che la Natura mette a disposizione dell’uomo.

Impariamo ad ascoltare ciò che sentiamo e ad osservare ciò che vediamo. Rinunciamo a posizioni già acquisite per metterci in discussione e diventare più flessibili. Apriamoci al rischio di nuove esperienze al fine di ampliare la nostra coscienza verso una disponibilità al cambiamento, fonte di ritmo e di rinnovata vita.

 

Vogliamo enfatizzare l’aspetto olistico della Natura e del Tutto.
Ogni Parte è intimamente correlata con l’Organismo unitario.
Il macrocosmo è lo specchio del microcosmo del quale riflette gli aspetti.

Consigli bibliografici
Per approfondire questo approccio si consigliano i seguenti i libri:

Dahlke, Rüdiger, Malattia linguaggio dell’anima, Mediterranee, Roma, 1996.
Dethlefsen, Thorwald, Il destino come scelta, Mediterranee, Roma, 1992.
Dethlefsen, Thorwald e Dahlke, Rüdiger, Malattia e destino, Mediterranee, Roma, 1986.
Rainville, Claudia, Metamedicina. Ogni sintomo è un messaggio, Amrita, Torino, 2005.
I libri di Rudolf Steiner.
I Vangeli.

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